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L'organizzazione udinese Digiemme di Micalich fa poker a Cividale 2011 Pubblico elogio Fip e l'assessore Fvg, De Anna, guarda oltre
tratto dal Messaggero Veneto del 7 giugno 2011
di Valerio Morelli
UDINE
Se Cividale è città candidata a diventare patrimonio mondiale dell'Unesco, la Digiemme di Davide Micalich, che dal 30 maggio scorso a domenica vi ha organizzato le finali nazionali under 19, è ormai un collaudato staff da Europeo di basket. Con il poker U19 infilato a Cividale 2011, dopo Lignano 2005 e le due edizioni femminili a Udine 2008 e 2009, l'organizzazione udinese è ormai matura per il pokerissimo.
Davide, quattro finali alle spalle: l'ultima è la più bella? «Sì, perché grazie all'esperienza abbiamo gestito al meglio le difficoltà. Cividale, nonostante la grande disponibilità del Comune, era arrugginita per fare basket. Abbiamo rimesso a nuovo la palestra di via Luinis, dove ormai si faceva solo minibasket, e tirato a lucido il nuovo palasport di via Perusini, che finora mai aveva ospitato un evento del genere, ma soltanto pattinaggio e feste».
Le altre finali Digiemme non reggono il confronto? «Lignano, dove abbiamo inaugurato il villaggio Getur prima ancora dell'Eyof, è stata un sogno e abbiamo sopperito alle difficoltà con l'entusiasmo. Le due edizioni udinesi, con l'apoteosi dello Sporting, sono state troppo facili, giocate in casa, a 8 squadre e con le ragazze che sono meno pretenziose dei maschi. A Cividale sono state l'esame di laurea, dopo un'annata piena da ds Snaidero per me. Abbiamo avuto l'elogio della commissione esecutiva della Fip, che ci ha detto di tenerci a disposizione per il futuro. L'assessore regionale De Anna, domenica alle premiazioni davanti a 2.500 spettatori, non credeva ai suoi occhi: questo è un evento di sport, mi ha detto, decidi già per l'anno prossimo».
E tu? «Facciamo un Europeo, ho buttato lì. Altri giri, magari la Fiba ha programmato già per i prossimi tre anni. Abbiamo fatto poker, però, e siamo pronti al pokerissimo. Con l'esperienza maturata non siamo più solo un gruppo di amici, ma professionale nell'organizzazione. Siamo una macchina da guerra, chioschi compresi che sono la cartina di tornasole di come si trova la gente. Sono passate minimo 5.000 persone, siamo partiti da 50 salsicce e finito con 500 al giorno, più le frasche esaurite nel Cividalese. Quattro finali under 19 in sei anni non sono acqua, possiamo fare qualcosa di più, di nuovo».
Le finali di Cividale al punto di vista tecnico? «Forse 16 squadre sono troppe. C'è un gap rispetto alle prime 4 che sono più forti. Ne parlavo con Sarti, la semifinale Virtus Bologna - Treviso valeva una gara di Legadue e la gente voleva che continuasse. Si è forse raggiunto l'equilibrio fra atletismo e tecnica e gli addetti ai lavori accorrono. In Friuli si è dimostrato che si può fare pallacanestro in campo e non soltanto baruffe fuori». |